Un pensiero poetico…

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Tra poco la neve,
la sola che esprime
la sua essenza nel silenzio.

Il cristallo sciolto

non sarà perdita, ma terra
da cui si abbevera il fiore.

P.A.

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L’alba meridionale. Pier Paolo Pasolini. In memoriam

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02-Autorretrat-1965

 

Torno, ritrovo il fenomeno della fuga

del capitale, l’epifenomeno (infimo)

dell’avanguardia. La polizia tributaria

(quasi accertamento filosofia)

sugli incartamenti di un poeta)

fruga in quel fatto privato che sono i soldi,

contaminati da carità, dolenti

di inspiegabili consunzioni, e pieni

di senso di colpa, come il corpo da ragazzi:

però con mia gongolante leggerezza perché qua,

non c’è da accertare nulla, se non la mia ingenuità.

Torno, e trovo milioni di uomini occupati

soltanto a vivere come barbari discesi

da poco su una terra felice, estranei

ad essa, e suoi possessori. Così nella vigilia

della Preistoria che a tutto ciò darà senso,

riprendo a Roma le mie abitudini

di bestia ferita, che guarda negli occhi,

godendo del morire, i suoi feritori…

Torno… e una sera il mondo è nuovo,
una sera in cui non accade nulla – solo,
corro in macchina – e guardo in fondo
all’azzurro le case del Prenestino –
le guardo, non me ne accorgo, e invece,
quest’immagine di case popolari
dentrol’azzurro della sera, deve
restarmi come un’immagine del mondo
(davvero chiedono gli uomini altro che vivere?)
– case qui piccole, muffite, di crosta bianca,
là alte, quasi palazzi, isole color terra,
galleggianti nel fumo che le fa stupende,
sopra vuoti di strade infossate, non finite,
nel fango, sterri abbandonati, e resti
d’orti con le loro siepi – tutto tacendo
come per notturna pace, nel giorno. E gli uomini
che vivono in quest’ora al Prenestino
sono affogati anch’essi in quelle strie
sognanti di celeste con sognanti lumi
– quasi in un crepuscolo che mai
si debba fare notte – quasi consci,
in attesa di un tram, alle finestre,
che Fora vera dell’uomo è l’agonia –
e lieti, quasi, di ciò, coi loro piccoli,
i loro guai, la loro eterna sera –
ah, grazia esistenziale degli uomini,
vita che si svolge, solo, come vera,
in un paesaggio dove ogni corpo è solo
una realtà lontana, un povero innocente.

Torno, e mi trovo, prima d’un appuntamento
da Carlo o Cartone, da Nino a Via Rasella
o da Nino a Via Borgognone in una zona
oggetto di mie sole frequentazioni…
Due o tre tram e migliaia di fratelli
(col bar luccicante sullo spiazzo,
e il dolore, spento nelle coscienze italiane,
d’essere poveri, il dolore del ritorno a casa,
nel fango, sotto nuove catene di palazzi)
che lottano, si colpiscono, si odiano tra loro,
per la meta di un gradino sul tram, nel buio,
nella sera che li ignora, perduti in un caos
che il solo fatto d’appartenere a un rione remoto
lo delude nel suo essere una cosa reale.
Io mi ritrovo il vecchio cuore, e pago
il tributo ad esso, con lacrime
ricacciate, odiate, e nella bocca
le parole della bandiera rossa,
le parole che ogni uomo sa, e sa far tacere.
Nulla è mutato! siamo ancora negli Anni Cinquanta!
siamo negli Anni Quaranta! prendete le armi!
Ma la sera è più forte di ogni dolore.
Piano piano i due tre tram la vincono
sulle migliaia di operai, lo spiazzo
è quello dei dopocena, sul fango, sereno,
brilla il chiaro d’una baracca di biliardi,
la poca gente fa la coda, nel vento
di scirocco di una sera del Mille, aspettando
il suo tram che la porti alla buia borgata.
La Rivoluzione non è che un sentimento.

– Pier Paolo Pasolini-

da  Poesia in forma di rosa (1961-1964), Garzanti, Milano 1964.

Per l’immagine: http://neuramagazine.com/pasolini-roma-esposizione-itinerante/02-autorretrat-1965/

Consigli per letture consapevoli

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OGGI SUL QUOTIDIANO ESTENSE Professione: cercatore di alberi. Fratus racconta Il bosco è un mondo e spiega: le campagne di abbattimento rovinano l’armonia A cura del giornalista e scrittore Matteo Bianchi °La Nuova Ferrara° L’autore sarà ospite in città sabato 5 maggio (ore 11.00) al Parco Massari, nell’ambito della manifestazione Giardini Estensi, presentando l’ultimo nato, […]

via Intervista a °La Nuova Ferrara° — Studio Homo Radix

…oscura negletta proliferante fauna umana…

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 E in fatto di urbanistica, lo scempio

da un po’ ha raggiunto esiti

inusitati: ci sono quartieri

da cui è meglio girare al largo

e in cui azzardarsi a scendere è avventura

da ponderare attentamente, data

l’alta incidenza di scontri di piazza

e reati che vi si riscontrano.

Eppure è lì che bisogna

indagare, affondare il bisturi

nei vicoli più scabrosi, protendere

il periscopio dove si raggrumano

caseggiati in tumorali ammassi

di cemento, in informi concrezioni

di muri diroccati, suppuranti

di oscura negletta proliferante

fauna umana: è lì,  nell’anonimato

di quelle medusee architetture,

tra quei complici alveari infetti

che è avvenuto il reato originario

e trova asilo il colpevole,

il grande ricercato, e si nasconde

depistando gli investigatori:

 

è lui, solo lui ad ideare

ogni misfatto, ogni attentato all’ordine

che della città giornalmente

movimenta la cronaca.

 

–  Guglielmo Aprile –

da L’assedio di Famagosta (Lietocolle, 2015)

21 marzo. Giornata mondiale della poesia

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Davanti alla poesia siamo soli. Soli davanti a qualcosa che può anche sembrare indecifrabile, eppure ognuno di noi ne percepisce un senso.

Che cos’è la Poesia? Si potrebbe definirla tecnicamente come una forma nobile della letteratura in cui la successione delle parole genera armonia e musicalità sottostando alle regole della metrica. Oppure vederla per quel che è per molti, cioè una spontanea espressione di emozioni e sentimenti legati agli aspetti della vita, quotidiana o interiore che sia. Definizione ben sintetizzata nel bellissimo titolo di una raccolta di Erich Fried: E’ quel che è. Poesie d’amore di paura di collera.
Ma la Poesia serve? a giudicare da quanti cercano di scriverla e pubblicarla, da quanti in ogni modo la leggono e la coltivano, sicuramente si. Serve. La poesia serve sempre.

 

Terre arse. Proprietà comune.

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Altrove forse,

ai piedi degli alberi

c’è spazio per il rifugio

dal tempo cupo,

per la temeraria esitazione

del pullo fuori dal nido.

 

Forse altrove

è stagione di frutti rinnovati,

nobiltà di voci

incise dal ciclo dei mesi

sull’atlante botanico.

 

Qui è tempo di humus umano.

Dai sotterranei prodotti

dell’agro corrotto – senza censure –

apprendere la cura

del suolo forgiato dal fuoco.

 

– Pierpaolo Annunziata –