Appunti d’autunno.

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Una foglia

La pioggia ha sempre un carattere meditativo
quando cade a lacrime sottili
come se il tempo nascosto
sotto finestre appannate
stesse valutando con quali eventi mondani
abbozzare i nuovi giorni
e non trovasse soluzione!

Il traffico rallenta
fa lunghi chilometri di solitudine
e torna a casa.

I corpi non più lucidi perdono l’ombra
e le cose la loro natura
come se un albero là fuori
fosse meno albero di ieri.

Così anch’io rifletto
mentre perdo qualche cosa che non conosco
finché non la perdo del tutto!…

Era una foglia!

– Emilio Capaccio –

da Voce del paesaggio, Kolibris edizioni, 2016

MIGRANTES

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Vengo dal ventre di un dolore

Ai migranti di ieri
che fuggivano dall’Italia,
a quelli di oggi a cui fugge l’Italia.

Ai migranti di ieri
che fuggivano dall’Italia,
a quelli di oggi a cui fugge l’Italia.

Vengo dal ventre di un dolore
che piega il tempo spezza i passi
disperde in danze senza grazia
l’afflato delle anime
scava solchi senza sponde
sulle radici delle mie parole

Vengo da un suono senza echi
dalla pelle strappata di tutti tamburi
vengo dalle voci prigioniere delle urla
dai gorghi di mare e di terra.
Vengo da una preghiera infranta
da una nenia che non si è fatta canto.

Vengo da un dove senza più mappe
da un silenzio vuoto di promesse
da direzioni e bivi sconfitti e intatti.
Vengo su ali che hanno perso i corpi
vengo da un viaggio smarrito
dallo spazio di una città ferita.

Vengo da un nome e da un fuoco
da cenere di pietre e di cielo
vado alla ricerca di un varco nuovo
porto le stesse mani di tutti i giorni
vado verso un confine da scavalcare
portando sulle spalle un respiro da salvare.

– Leandro Di Donato –

(da 4 Poeti Abruzzesi, Edizioni Orizzonti Meridionali, 2004)

Migranti – Derek Walcott — Poesia in Rete

L’onda della marea dei rifugiati, non un semplice passo di oche selvatiche, gli occhi di carbone nei vagoni merci, le facce smunte, e in particolare lo sguardo fisso dei bambini emaciati, gli enormi fardelli che traversano i ponti, gli assali che cricchiano con un suono di giunture e di ossa, la macchia scura che […]

via Migranti – Derek Walcott — Poesia in Rete

Divagazioni musicali – Thelonious Monk | Straight, No Chaser — DeMIUSìK

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Straight, No Chaser è il sesto album di Thelonious Monk registrato in studio, in una doppia sessione datata 14 novembre 1966 e 10 gennaio 1967, e prodotto sotto la direzione di Teo Macero per la Columbia (da non confondersi con l’omonimo documentario che la Warner Bros dedicò proprio al pianista nel 1988). Il quartetto all’opera […]

via Thelonious Monk | Straight, No Chaser — DeMIUSìK

Poeti ritrovati. Angelo Barile (1888-1967)

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Lamento per la figlia del pescatore

Nel fresco giorno ha calcato
sì poca terra il tuo piede scalzo!
Hai fatto questi due passi
fra l’orlo del mare e la piana
soglia iridata di salso
della tua casa a terreno.

Eri sul lembo del suolo
che il grande azzurro frantuma.
Da questa ruga di spuma
vacillavi già in braccio al sereno
come sull’uscio del mondo.

Oh, sulla nostra marina
il tuo soggiorno fu mite
e sottovoce, fanciulla
ammainata come una vela
nel bianco dei tuoi pensieri.
Ora canti sull’altra tua riva.
Noi tristi che non ti vedremo
più cucire le bionde reti,
riempir di guizzo i panieri,
i suoi occhi di calmo celeste.
Ora tuo padre ha dipinto
le sue barche di un filo di lutto,
gli tremi viva nel flutto
battuto dal lacrimante remo.

– Angelo Barile –

da Quasi sereno, Neri Pozza, 1967.

Angelo Barile nasce ad Albisola Marina, presso Savona, il 12 giugno 1888. Sui banchi del liceo stringe una durevole amicizia con Camillo Sbarbaro. Si laurea a Torino in Giurisprudenza. Nel 1913 pubblica un libro saggistico dedicato a Il sentimento cosmico di Giovanni Pascoli. Partecipa alla Grande Guerra, dopo la quale sceglie di abitare nella sua cittadina natale, curandosi dell’azienda familiare di ceramiche. Con Adriano Grande fonda nel 1931 la rivista genovese «Circoli», che mostra di credere ancora nella poesia in versi quando a dominare è il gusto della “prosa d’arte”. L’esordio poetico di Primasera appare presso le edizioni della stessa «Circoli». Resterà a lungo l’unico libro di Barile, ripreso in parte nel successivo Quasi sereno, che appare solo nel 1957. Nel 1965 il complessivo Poesie (1930-1963) (Scheiwiller) raccoglie l’intera produzione lirica di questo appartato poeta, con l’ultima sezione che riprende un’esile silloge appena pubblicata, A sole breve. Risonanze(Quaderni di Persona 1967) raccoglie i suoi contributi critici, in gran parte risalenti agli anni 30. Muore a Savona il 20 maggio 1967.

(nota sull’autore tratta da Il sole 24 ore, Domenica 3 luglio 2016)

Il camaleonte Romain Gary: uno, nessuno e centomila — BiblioMediaBlog

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Grande fu lo stupore in Francia quando si scoprì che l’autore nascosto dietro allo pseudonimo di Émile Ajar, promessa emergente della narrativa francese e acclamato vincitore del premio Goncourt nel 1975 con il meraviglioso romanzo La vita davanti a sé, altri non era che Romain Gary, illustre e maturo scrittore ormai in declino, nonché diplomatico ed […]

via Il camaleonte Romain Gary: uno, nessuno e centomila — BiblioMediaBlog

Quando la plastica diventa materia poetica.

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Nel 1957 Raymond Queneau scrive Le chant du styrène come commento ad un documentario di Alain Resnais dedicato alla produzione del polistirene (nota materia plastica che ha rivoluzionato nel bene e nel male un po’ la vita di tutti noi). I primi di giugno del 1985 l’editore Vanni Scheiwiller propone a Italo Calvino di tradurre […]

via “Le chant du styrène” di Raymond Queneau: l’inno alla plastica tradotto da Italo Calvino, di Fabrizio Milanese — LA PRESENZA DI ÈRATO

°L’Italia è un giardino° sboccia in libreria — Studio Homo Radix

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Da oggi in tutte le librerie L’Italia è un giardino. Passeggiate tra natura selvaggia e geometrie neoclassiche di Tiziano Fratus, Editori Laterza >>> http://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858124857

via °L’Italia è un giardino° sboccia in libreria — Studio Homo Radix

Faticosa è la vita del poeta.

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La vita del poeta

Faticosa è la vita del poeta: si alza la mattina
e i brandelli del sonno tendono a fondersi per lui
in vivide immagini diurne. Camminando verso l’ufficio,
galleggia su queste nuvole argentee tra i raggi obliqui del sole
finché si siede alla scrivania. Poi la meccanica delle consuetudini
(le frasi note, le carte) lo prende e lo porta a sera.
Allora i coaguli argentei, già indorati dal sole,
son diventati rossi e sfocati e tenerli insieme
è difficile: e di uno sforzo non è più capace.
Allora se non v’è altro impegno
d’amici o di parenti già da tempo fissato,
forse immagini d’altro genere dolci e più impellenti
salgono dal profondo… E deve accantonare lo scrivere
per fare all’amore!

– Alessandro Peregalli –
da La cronaca. Poema 1939-1982, Il Saggiatore, 2003