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Vengo dal ventre di un dolore

Ai migranti di ieri
che fuggivano dall’Italia,
a quelli di oggi a cui fugge l’Italia.

Ai migranti di ieri
che fuggivano dall’Italia,
a quelli di oggi a cui fugge l’Italia.

Vengo dal ventre di un dolore
che piega il tempo spezza i passi
disperde in danze senza grazia
l’afflato delle anime
scava solchi senza sponde
sulle radici delle mie parole

Vengo da un suono senza echi
dalla pelle strappata di tutti tamburi
vengo dalle voci prigioniere delle urla
dai gorghi di mare e di terra.
Vengo da una preghiera infranta
da una nenia che non si è fatta canto.

Vengo da un dove senza più mappe
da un silenzio vuoto di promesse
da direzioni e bivi sconfitti e intatti.
Vengo su ali che hanno perso i corpi
vengo da un viaggio smarrito
dallo spazio di una città ferita.

Vengo da un nome e da un fuoco
da cenere di pietre e di cielo
vado alla ricerca di un varco nuovo
porto le stesse mani di tutti i giorni
vado verso un confine da scavalcare
portando sulle spalle un respiro da salvare.

– Leandro Di Donato –

(da 4 Poeti Abruzzesi, Edizioni Orizzonti Meridionali, 2004)

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