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Leggevo qualche tempo fa, quasi per caso, alcune note del MIUR sulle indicazioni nazionali per la composizione dei programmi scolastici, o curricoli, come preferiscono chiamarli i cervelloni ministeriali. Note datate 2012, a dire il vero, ma credo non sia cambiato granché nello scellerato guazzabuglio del povero mondo scolastico italiano. Impoverito ancora di più da scelte in cui dai programmi scolastici vengono falciati poeti come Quasimodo e altri come lui. Un Nobel per la letteratura non basta per restare al passo coi tempi e le mode delle scelte ministeriali. Ben venga l’introduzione nei programmi di autori più vicini alla nostra epoca, più adatti ad affrontare i temi, gli argomenti e i linguaggi che l’evoluzione della società porta con sé, inevitabilmente direi, ma non menzionare i classici, non approfondire voci poetiche importanti per tutta la tradizione successiva, appare veramente un ennesimo schiaffo al nostro già bistrattato patrimonio culturale.

RIDE LA GAZZA, NERA SUGLI ARANCI

Forse è un segno vero della vita:
intorno a me fanciulli con leggeri
moti del capo danzano in un gioco
di cadenze e di voci lungo il prato
della chiesa. Pietà della sera, ombre
riaccese sopra l’erba così verde,
bellissime nel fuoco della luna!
Memoria vi concede breve sonno;
ora, destatevi. Ecco, scroscia il pozzo
per la prima marea. Questa è l’ora:
non più mia, arsi, remoti simulacri.
E tu vento del sud forte di zàgare,
spingi la luna dove nudi dormono
fanciulli, forza il puledro sui campi
umidi d’orme di cavalle, apri
il mare, alza le nuvole dagli alberi:
già l’airone s’avanza verso l’acqua
e fiuta lento il fango tra le spine,
ride la gazza, nera sugli aranci.

– Salvatore Quasimodo –

Da Tutte le poesie, Oscar Mondadori, 1965

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