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A Tito Furnari

Piove graziosamente. Generosa-
mente piove. E la terra lo gradisce.
Cantano gli infantili spazi verdi,
Canta l’azzurro profondo dei monti,
canta il labbro scarlatto che ha chiamato
con gratitudine la pioggia;
canta la terra in labbra che la chiamano
ancora con stupore, terra madre
che fiorisce in sorrisi, nel bagliore
delle labbra infine, infine così umide.
Piove graziosamente e ti ricordo,
sotto l’ombrosa pergola, nell’ardente
notte di primavera castigata
dall’assenza di brezze,
ai piedi del fuoco, avvolto dal fuoco
lasciato dal sole e dal labbro raccolto.
Piove profondamente e ti ricordo,
con le labbra morse dai versi
dell’ardente Dante,
fumo e parola insieme e vino audace,
esiliato ai piedi dei vulcani,
maledetto dai savi che interdicono
poeti e menadi
dall’infame repubblica dell’ordine.
L’ordine! L’umano
rancore si erge a norma ed a castigo,
ma non capisce il cielo,
mai capisce la terra né i palpiti
di un battito che si agita
alla bellezza effimera ed al tatto
d’una mano o di pioggia sulle guance.
La pioggia a suo capriccio
lungo il mio viso scende
e a suo capriccio lucida i roseti,
e gli abeti, e le palme,
che cantano parole sussurrate
dal profondo silenzio della terra.
Piove graziosamente, con l’azzardo gioioso
del trillo e del silenzio innamorato
di chi guardò e sospira,
e le pietre ripetono
lo sfiorare delle acque,
ed i rami s’accendono
con le luci più tenui
delle umili vite,
e ti ricordo avvolto dal fumo,
con le labbra ferite dai versi
del silente Leopardi,
cantando con la terra che si salva
con la pioggia ed il verso,
con la danza e la pioggia,
con la pioggia e la pioggia,
mentre passa il rancore al nostro fianco
di quei vecchi falsari senza oblio.

– Antonio Carvajal Milena –

(Traduzione di Rosario Trovato)

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