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Molti inverni sono trascorsi
con una sensazione generale:
nelle biografie si vedono i diavoli
stesi fra i fili del cortile:
la loro insana allegria sfiora
i capelli grigi: Dora Markus
in un giorno disadorno
suonava il piano con sottigliezza esistenziale.
Vivevano lungo argini fioriti
e delicate disfatte i ragazzi viennesi
col gibus e scarpe di seta:
un pattinatore scivola fra quelle cianfrusaglie agitando gli oggetti di sua proprietà.
La mente cerca immagini a caso:
non vorrei che facessero
la loro descrizione.
Per tutto il pomeriggio abbiamo navigato
in un rito europeo: l’aria colpisce
una zona desena e traccia attorno
alle figure una luce
metafisica e un po brilla.
Il ciabattino del teatro
risponde che siamo usati per vivere:
batte le mani ai poeti provenzali,
li ha condotti sin qui fra delicate perifrasi.
Per la continuità della specie
le rose non hanno né inizio né fine:
brucia un sassofono nel paese
dove nessuna opera è spiegabile:
si parla badando a non far scricchiolare l’alfabeto: i suoi capelli sono un cliché,
ardono al centro della terra.
Ha dovuto affrontare nemici ben piu forti.
Anche lo schema di una nuvola
sfiora il selciato: fra nostalgia e vissuto
una donna al caffé è una semplice idea:
con i capelli ingialliti
accende le candele di Natale:
la sua casa conosceva l’avanguardia
ma la claque di un racconto d’inverno
ha reso esatta la sua violenza.
Il suo volto era apparso
fra grandi palazzi:
ora guarda i vestiti sulle sedie,
vi sono giorni scarni come tempeste
che non lasciano niente d’intatto:
forse la biografia
sbiadisce con un nome particolare,
e con la magia degli occhi
la sequenza di un sillogismo
si riflette nell’ombra dei vetri.
Fra una distesa di rami verdi
cantano i poeti elisabettiani:
siamo alle origini della luce,
l’errore del vento sospinge una coscienza religiosa, le radici crescono
come lingue che abbiano indossato
i vestiti migliori.
fori sono gli attori
che meditano una parte difficile
crescono per strane visioni
e fra spazi leggeri la vita
diventa segno di malizia:
giungono alle soglie di un laboratorio
dove la luna presta il segno preferito.
Con lo scarno distacco dalla parte
il vento alloggia gli emigranti.
Se scrivere è il segno che avevano pensato nessuno puo chiedere alla poesia
di essere simile a quel segno.
Uno specchio si appanna
riflette angoli falsi,
prima di fare un ragionamento
si crede orribile o folle.
Gli attori recitano con nuove citazioni,
cigolano le porte delle scale
e nelle pozzanghere risplende mezzogiorno.

– Gregorio Scalise –

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