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Sono la pipa d’uno scrittore;
basta guardare la mia cera
cafra o abissina per sapere
che il mio padrone è un gran fumatore.

Quando trabocca il suo dolore
fumo come una cascina
dove s’appresta la cucina
per il ritorno dell’agricoltore.

So allacciargli l’anima e cullarla
nella rete mobile e azzurrina
che sale dalla mia bocca ardente,

e diffondere un potente dettamo
che incanta il suo cuore e risana
dalle fatiche il suo spirito.

– Charles Baudelaire, La pipa, in I fiori del male (1857)

 

Sono la Pipa d’un poeta,
La sua nutrice, e gli tengo a bada la Bestia.

Quando le sue accecate chimere
Vengono a sbattergli in fronte,
Fumo… E lui, nel suo delirio,
Non ha più niente da vedere.

… Gli rendo un cielo, nuvole,
Il mare, il deserto, miraggi;
– Lui vi lascia vagare il suo occhio morto…

E, quando s’addensa la nube,
Crede di vedere un’ombra conosciuta,
– Sento che tra i denti stringe il cannello…

– Un altro vortice gli scioglie
L’anima, il cappio, la vita!
… E io mi sento spegnere. – Dorme –

………………………………

– Dormi ancora: la Bestia s’è calmata,
Fila il tuo sogno fino in fondo…
Amico mio!… il fumo è tutto.
– Se è come dicono che tutto è fumo…

(Parigi. – Gennaio)

– Tristan Corbière, La pipa di un poeta, in Gli amori gialli (1873)

 

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