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mi accade una poesia, mi porta via

 

mi accade una poesia, mi porta via

dove più intensamente mia trema la vita

e apre a pensieri pensati mai, mai amati,

né veramente miei

 

mi accade , quasi, di toccare con la mente

tutta la gente che è stata qui, dove si sente

più forte il sogno che non c’è, più alta

la parola che manca

 

al discorso infinito della vita

nei giardini vuoti dell’infanzia e negli orti

affollati di frutti, di occhi, di oggetti

dove la terra è pestata

 

con pazienza, con accanimento, per comprimere

erbacce, resistere al vento, e inutilmente festoni di foglie

e di fiori, chiome giovani, mani affusolate protendono

la sera sul mare

 

inventato da voci, che nulla sanno, nulla possono – solo

promettere; aspetta, prolunga un desiderio

(lo senti il vento, che cosa dice il vento?) sulla punta

della lingua

– Gian Mario Villalta – 

da Quadernario, Almanacco di poesia. LietoColle.

 

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