Il bisbiglìo reticente di una bocca baciata
che sorride: sì
non lo sento da molto tempo.
E poi non mi spetta.
Mi piacerebbe però trovare ancora parole
che fossero impastate
con mollica di pane
o profumo di tiglio.
Ma il pane è ammuffito
e i profumi sono amaricati.

E attorno a me strisciano parole in punta di piedi
e mi strangolano
se voglio afferrarle.
E i colpi delle maledizioni rimbombano sulla porta!
Se le costringessi a danzare per me,
resterebbero mute.
E per giunta zoppicano.

Però so bene
che un poeta deve sempre dire più
di ciò che sta nascosto nel rombo delle parole.
Ed è la poesia.
Altrimenti non potrebbe con la búrbera del verso
cavare un bocciolo da strascichi di miele
e forzare il brivido
a corrervi per la schiena
quando spoglia la verità.

– Jaroslav Seifert –
(da ‘Concerto sull’isola’, 1965 – Traduzione di Sergio Corduas)

 

” E infine, il paradiso perduto ricercato dall’emozione estetica non è il regno del lirismo? Non è la stessa poesia lirica uno dei principali creatori e interpreti della visione di questo paradiso? ”

– Jaroslav Seifert, dalla Lettura per il Nobel, dicembre 1984 –

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