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La mia vita è scuola
i passanti alunni di altre classi
il mio lavoro compito
gli appuntamenti interrogazioni
il sesso grammatica
la maestra è maestra
il mondo fuori caos
la ricreazione compleanno
la domenica attesa
il buio scienza e pensiero
che si fanno strada tra gli archetipi solitari
dell’universo.
Il banco mi fissa al presente
la cattedra fugge verso l’accademia
il grembiule senza macchie d’inchiostro
non è il mio.

Nella lezione di geometria
ho imparato che è parabola l’esistenza
o retta spezzata
cerchio che si fa squadra
arco che tange il mondo
e si dilegua.

Per questo ho messo un ditirambo
– il mio verso ubriaco –
e un abito da clown nella cartella.

– Luigi La Vecchia – 

(da Svagare l’altrove, L’arcolaio 2013)

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