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Per nocciole

Era uno di quei celesti giorni
(Parlo di un giorno scelto in mezzo a tanti)
Che sembra mai non debbano morire.
Così, ragazzo ardente di speranza,
Lasciai la soglia della casa, un grande
Sacco buttato sopra le mie spalle
Ed in mano la pertica uncinata,
E volsi i passi ad un remoto bosco,
Strana figura in fiero abbigliamento
Di vecchissimi cenci. (A quel servizio
Li destinò la mia frugale Dama).
Abito senza tema di roveti
E siepi e spini, invero più strappato
Del necessario… E per balze selvagge,
Letti di felci e macchie aggrovigliate
Aprendomi una strada, arrivo a un caro
Angolo solitario, dove un solo
Ramo rotto non v’è con le sue foglie
Vizze, testimonianza di saccheggio,
Ma un alzarsi d’arbusti eretti, dolci
A vedere nei grappoli pendenti.
Vergine scena! Un istante ristetti,
Con il cuore sospeso come quando
Troppa gioia l’ingombra, e saggiamente
In voluttuoso ritegno adocchiai
Senza timor di rivali, il festino.
Fra gli alberi sedetti, in mezzo ai fiori,
E con essi mi trastullai in una
Disposizione che conosce solo
Chi dopo lunga attesa benedice
Una gioia che vince ogni speranza.
Forse era un pergolato sotto il quale
Nascevano e sfiorivano violette
Senza che occhio umano le mirasse
Ed un’acqua incantata mormorava
Eternamente. Vedevo la spuma
Scintillare all’intorno, e con il capo
Adagiato su uno di quei sassi
Muschiosi sotto le fronzute piante
E sparsi come pecore d’un gregge,
Ascoltavo quel murmure, nel dolce
Umore che ha il piacere quando paga
Un tributo alla quiete, e della gioia
Sicuro, il cuore gode delle cose
Indifferenti e si consuma solo
In rami e rocce la sua gentilezza.
All’improvviso balzai sù, piegai
Sino a terra quei rami, senza alcuna
Pietà: l’ombrosa valle, il pergolato
Muschioso di nocciole, tutto giacque
Devastato e violato, tutto perse
Quella sua quieta esistenza di prima.
Se non confondo il mio presente stato
Con il mio antico sentimento, allora
Prima di ritornare esultante
Dal saccheggiato bosco, ricco d’una
Preda più grande d’ogni altra ricchezza,
Penosamente mi strinse il cuore
Alla vista degli alberi silenti
E del cielo importuno. Così, cara
Fanciulla, muovi lungo queste piante
Con dolce cuore, con soave mano
Toccale: v’è uno spirito nei boschi.

– William Wordsworth –
(Traduzione di Attilio Bertolucci, da Attilio Bertolucci, Imitazioni, Libri Scheiwiller, 1994)

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