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«Aveva perso la sua magia. L’impeto era venuto meno. In teatro non aveva mai fallito, tutto ciò che aveva fatto era stato valido e convincente, poi gli successe una cosa terribile: non era più capace di recitare. Andare in scena divenne un tormento. Invece di avere la certezza che sarebbe stato magnifico, sapeva che avrebbe fatto fiasco. Accadde tre volte di seguito, e l’ultima volta Axler smise di interessare alla gente, e in teatro non venne più nessuno. Non era più capace di conquistare il pubblico. Il suo talento era morto»

– Philip Roth, L’umiliazione –

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Si, ammetto che l’incipit non è certamente il migliore, ma credo sia quello che più rispecchi la decisione di Roth di abbandonare la scrittura. Dopo aver scritto romanzi memorabili, caustici, iconoclasti e, per molti, anche difficili da “digerire”, alla soglia degli 80 anni, è più che legittimo pensare che questo fine intellettuale abbia voglia di dire, e dirsi: “Basta così.”

Auguri Philip. Buon compleanno.

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