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Scintilla la città di manifesti e di insegne,
come un paese fiabesco di gabbie d’usignoli,
ogni muro ha un suo nome che appartiene
all’ultimo vento di questa primavera
nelle notti di malva col pennello
e la biacca si scrive la nuova bibbia.
Il luccichìo dell’alba troverà le case
ferite di parole, come di larghe foglie.
La fiducia è una talpa per gli uomini stanchi;
se riesci a specchiarti in quelle leggende
già tieni il futuro sul palmo,
ma il primo soffio svanisce, come il peccato.
L’eternità nelle promesse è rinchiusa,
nei gesti sospesi e in quella cantilena
che si ripete per vincere il tempo,
quando si parla delle illusioni.
Presto sarà ogni muro un nido d’ombre,
e sulla carta lacera, tra le parole ferite,
i poveri leggeranno questi nomi,
come in un vecchio calendario.

– Angelo Maria Ripellino –
Versi inediti e rari, in Poesie prime e ultime, Aragno, Torino 2006.

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